Una riga sbagliata nel robots.txt ti cancella da ChatGPT. E quella che consigliano tutti non ha mai fatto niente.
Sette crawler, sette effetti diversi, tutti documentati dai rispettivi fornitori. Bloccare OAI-SearchBot toglie il sito dalle risposte di ChatGPT; Google-Extended, consigliato ovunque dal 2023, non ha mai toccato le AI Overviews.
documentazione dei fornitori · 15 aprile 2026 · 4 min di lettura
In questo articolo
Ogni azienda che sviluppa un prodotto IA fa girare più di un crawler, cioè più di un programma che scandaglia il web scaricando pagine. Non fanno lo stesso lavoro e non rispondono alle stesse regole, e la differenza fra loro è il punto su cui sbaglia quasi tutta la consulenza in circolazione. Ogni riga della tabella qui sotto viene dalla documentazione pubblicata da chi quel crawler lo gestisce.
| Se blocchi questo | Perdi | Non perdi |
|---|---|---|
GPTBot | L’uso dei tuoi contenuti per addestrare il modello | Le citazioni nella ricerca di ChatGPT |
OAI-SearchBot | Del tutto le risposte della ricerca di ChatGPT | L’esclusione dall’addestramento, che è un’altra cosa |
Google-Extended | L’addestramento dell’app Gemini, la ricerca sul web dentro Vertex AI | Niente delle AI Overviews o di AI Mode |
Googlebot | Tutta la ricerca Google, e con lei AI Overviews e AI Mode | |
Applebot-Extended | L’addestramento dei modelli di base di Apple | Ricerca, Siri e Spotlight |
ClaudeBot | L’addestramento | La ricerca di Claude e le richieste avviate da una persona |
NOARCHIVE di Bing | Le risposte e i link di Copilot | I risultati organici di Bing |
Le due correzioni che contano più della tabella
Google-Extended non ti ha mai tenuto fuori dalle AI Overviews, i riquadri di risposta che
Google mostra in cima ai risultati. Viene consigliato per quello scopo in guida dopo guida dal
2023. La documentazione di Google sui propri crawler dice che governa l’addestramento dell’app
Gemini e la ricerca sul web dentro Vertex AI. Per finire nelle AI Overviews, Google chiede
soltanto che una pagina sia «indexed and eligible to be shown in Google Search with a snippet»
(indicizzata e idonea a comparire nella ricerca Google con un’anteprima). Fino a metà 2026 non
esisteva nessun modo di stare nella ricerca Google e non nelle AI Overviews. Adesso esiste, in
Search Console, il pannello gratuito di Google per chi possiede un sito, dal 31 agosto 2026. Non
è mai stato Google-Extended.
OAI-SearchBot è l’errore opposto, e costa molto di più. Non è un crawler di addestramento.
La documentazione di OpenAI dice che i siti che si escludono da lui «will not be shown in ChatGPT
search answers» (non compariranno nelle risposte della ricerca di ChatGPT). Chi lo ha aggiunto a
una lista di blocco per tenere i propri contenuti fuori dall’addestramento si è tolto da ChatGPT
del tutto. L’abbiamo trovato su siti veri, messo lì da sviluppatori in buona fede che avevano
letto un elenco di crawler IA e li avevano bloccati tutti.
La trappola: i crawler che il robots.txt non ferma
Esiste una terza categoria di programmi, che scaricano una pagina perché una persona lo ha
chiesto in quel momento: ChatGPT-User di OpenAI, Perplexity-User di Perplexity,
meta-externalfetcher di Meta. La loro documentazione avverte che le regole del robots.txt, il
foglio di istruzioni che ogni sito espone ai crawler, potrebbero non applicarsi, perché la
richiesta l’ha avviata un essere umano e non una scansione programmata. Le parole di OpenAI:
«Because these actions are initiated by a user, robots.txt rules may not apply» (poiché queste
azioni sono avviate da un utente, le regole di robots.txt potrebbero non applicarsi).
Non è quindi il robots.txt a fermarli. È il firewall applicativo, il servizio che protegge il
sito dagli attacchi bloccando i programmi ostili e mettendo un tetto alle richieste. Spesso non
riesce a distinguere un assistente che scarica una pagina per un cliente da chi copia i
contenuti, e li blocca entrambi. È il guasto invisibile che troviamo più spesso, non compare in
nessun file che puoi aprire, e chi lo ha configurato di solito se n’è andato due anni fa.
Anthropic è l’eccezione che vale la pena segnalare: si impegna a rispettare il robots.txt anche
per Claude-User, il crawler che agisce su richiesta di una persona.
Bloccare i crawler funziona davvero?
Meno di quanto penseresti. BuzzStream e Citation Labs hanno analizzato quattro milioni di
citazioni IA nel marzo 2026 e hanno guardato i siti di giornali che bloccavano un determinato
crawler: fra il 70,6% e il 92,3% compariva lo stesso nelle citazioni. È un dato da prendere
con le pinze, perché dice soltanto che le due cose vanno insieme, non che una causi l’altra: un
giornale viene citato perché è un giornale, e una citazione può arrivare dal riassunto di
qualcun altro o da una copia in archivio invece che dal sito in diretta. Ma smonta la promessa
facile, quella per cui basta una riga nel robots.txt per sparire.
Cosa fare, in pratica
Per un’azienda che vuole farsi trovare, cioè quasi tutte quelle che stanno leggendo, l’indicazione
è corta. Lascia passare i crawler che scaricano le pagine e quelli della ricerca. Lascia passare
quelli avviati da una persona, sia nel firewall sia nel robots.txt. Blocca quelli
dell’addestramento solo se hai una ragione vera per farlo: «non voglio che l’IA abbia i miei
contenuti» è una ragione legittima, ma va saputo che non costa niente in visibilità e non fa
guadagnare niente, perché i modelli erano già stati addestrati prima che tu decidessi.
E controlla il firewall. Non il robots.txt. Il firewall.
Un buco documentato, segnalato invece che glissato. Claude in Chrome è diventato disponibile a
tutti il 26 agosto 2026: un agente che legge le pagine, clicca e compila i moduli usando gli
accessi già attivi di una persona. Anthropic non pubblica per lui nessun identificativo, nessun
controllo per chi possiede il sito e nessuna indicazione sul robots.txt. Se visita il tuo sito,
oggi non hai nessun modo documentato di riconoscerlo. Non lo ha ancora risolto nessuno.
Questo fa parte del lavoro che facciamo qui: Audit di visibilità AI